L'idea è come un individuo, si sente intera
ma cambia facce e maschere a seconda delle scene.
Ogni faccia ha il sapore della smorfia
cristallizzata su legni esorcizzati.
Così com'è la maschera del dolore di vivere
con lo spettro senza volto della morte.
Togli ogni nudo rivestimento,
straccia ogni esibizione:
la libertà è saper porre maschere e travestimenti
senza farli attaccare alla pelle o al cuore.
Marina Sibaud, Settembre 1995