Nessuno poteva notare come, furtiva, la bimba,
sottana dopo sottana, arrivasse alla cantina interrata.
In quel momento mi sentivo una rana intrappolata,
ma al fondo volevo arrivare!
Là dove un oblò di luce rimandava i riflessi del cielo,
al limitar di quel giardino sospeso tra le montagne e il mare.
Il colore delle foglie, scarlatte come il vino nelle botti,
mi suggeriva il ritorno dalla sfida solitaria.
Nel tunnel di pietra custodi immaginari
diffondevano una nebbia fatata...
mi risveglio, come ora, nel letto di ferro battuto,
nessuno sa ancora perché,
alla mia età,
mi ostino a volere quel raro bicchiere.
Marina Sibaud, 17 Novembre 1997